Se la sera del 22 Aprile 1928 foste entrati nel Duomo di Milano, avreste visto l’altare circondato da ragazzi in lacrime vestiti da scout che, con voce strozzata e interrotta da singhiozzi, cantavano in coro una triste melodia. Avreste visto bastoni, bandiere, cappelli e camicie per terra. Avreste visto tante mani tenersi strette l’una con l’altra e tanti occhi profondi come voragini. Avreste udito il suono di una debole chitarra e l’assordante pianto di centinaia di giovani. Quella sera si scioglieva ufficialmente l’ASCI, l’ultima associazione scout italiana, e tutti i rappresentanti dei gruppi scout di Milano consegnavano in una commovente cerimonia il loro simbolo, la Fiamma. Ma ad un certo punto, tra un abbraccio e un addio, qualcuno si accorse che un gruppo mancava all’appello: il Milano 2. Nello stesso momento in San Sepolcro – giusto di fronte alla Casa del Fascio – veniva pronunciata la prima promessa clandestina. Gli esploratori del Milano 2 avevano deciso di resistere “un giorno in più del fascismo”, dando vita così alle Aquile Randagie. 

Il rapporto tra scautismo e fascismo è stato conflittuale fin dagli esordi del partito. Per creare l’Opera Nazionale Balilla (l’organizzazione giovanile fascista per l’educazione fisica e morale della gioventù), Benito Mussolini prese ispirazione proprio dalle associazioni scout. Imitò la loro uniforme, i loro canti e la loro disciplina sovvertendone completamente i valori e gli obiettivi, talvolta anche in maniera subdola: il “servire” scout, espressamente inteso come “aiutare gli altri in ogni circostanza”, diventa per i Balilla “obbedire” ciecamente al Duce e all’ideologia fascista. Per questo motivo, il fascismo cercò fin da subito di contrastare in ogni modo il movimento, a partire dagli scout cattolici dell’ASCI, troppo simili e al contempo diametralmente opposti ai giovani seguaci del Duce. Il clima di forte tensione e inimicizia che faceva da padrone tra le due associazioni, si trasformò ben presto in un palcoscenico di violenza e ferocia. Nel 1923 una squadra fascista, armata di sassi e bastoni, uccise con un agguato alle spalle Don Giovanni Minzoni che aveva osato affermare pubblicamente “Finchè ci sono io, gli scout scenderanno in piazza!”. Negli anni seguenti la situazione si fece ancora più tesa e sangue innocente venne versato. Paura, rischio, sofferenza e rassegnazione regnavano tra i giovani scout italiani, colpevoli di voler “lasciare il mondo un po’ migliore di come lo avevano trovato”. È il 1927 quando, con le cosiddette Leggi Fascistissime, il regime fascista si assicura il completo controllo sull’educazione dei ragazzi: quando le leggi entrarono in vigore, ogni forma di scautismo venne dichiarata illegale. E un anno dopo si arrivò a quella sera in Duomo. E, soprattutto, a quella sera di fronte alla casa del Fascio. Da quel momento in poi, mentre un cielo stellato ascoltava attento le loro promesse, le Aquile Randagie portarono avanti un’intensa attività clandestina accogliendo, uno dopo l’altro, anche gli scout di Monza. Campi e attività furono organizzati in ogni dove, messaggi in codice attraversavano tutta Italia, i giornali clandestini Estote Parati e Il Ribelle passavano di mano in mano portando messaggi di speranza e disobbedienza. Le Aquile Randagie divennero famose anche all’estero: erano considerate membri onorari di reparti francesi e svizzeri e, più tardi, riuscirono addirittura a partecipare a due Jamboree in Ungheria e in Olanda. 

Le due figure chiavi del gruppo sono Don Andrea Ghetti, detto Baden, e Giulio Cesare Uccellini, detto Kelly, che con il loro straordinario carisma riusciranno a trascinare sotto la loro influenza centinaia di scout da tutta Italia. I filmati rilasciati da Uccellini mostrano come, in un clima di profonda sofferenza e devastazione, le Aquile Randagie vivevano momenti di spensieratezza e di allegria, consapevoli che “un sorriso permette di compiere il doppio della strada rispetto ad un brontolio”. Si potrebbe pensare che si trattasse di una fuga dalla realtà, un modo per isolarsi e chiudere gli occhi di fronte alla drammaticità di quei giorni. Al contrario, e i fatti lo dimostreranno più avanti, era tutt’altro. Si trattava della riconquista della libertà di sorridere, divertirsi, vivere pienamente così come soltanto i giovani riescono a fare. Si trattava della riconquista del pensiero autonomo, della capacità di valutare da sé ogni circostanza, di contrastare la follia della massa. 

Quando l’Italia entrò in guerra la situazione divenne molto più complicata. Lo stesso Uccellini fu attaccato violentemente da una squadra fascista, riportando anche la completa perdita dell’udito. Nonostante questo, con tanto coraggio e paura nel cuore, le attività clandestine continuarono e si spostarono principalmente in quello era un vero e proprio “Paradiso Perduto”, la Val Codera, sulla punta nord del lago di Como che, ancora oggi, conserva in sé un forte profumo di ribellione e coraggio. Nel 1943 le Aquile Randagie decisero di entrare nelle fila dei Partigiani ma sempre seguendo i principi scout: venne organizzata una resistenza disarmata e non violenta. “Noi non spariamo, non uccidiamo. Noi serviamo!”, scriveranno.

Dalla collaborazione con Ghetti, Uccellini, e i preti Don Enrico Bigatti e Don Andrea Barbareschi, nascerà l’OSCAR, l’Opera Scautistica Cattolica Aiuto Rifugiati, un vero e proprio centro di creazione di documenti falsi e di espatrio clandestino. “Aiutare il prossimo in ogni circostanza”, recita la promessa scout. Con questa frase che brillava nei loro occhi, le Aquile Randagie riuscirono a produrre ben 3000 documenti falsi e circa 2000 espatri. Lo stesso acronimo OSCAR impediva loro di essere intercettati. Immaginate di camminare lungo una strada e di sentire qualcuno che, al telefono, esclama “Dì ad Oscar che per la passeggiata ci vediamo domani!”. Nessuno di voi si fermerebbe ad ascoltare. 

Dopo la Liberazione, le Aquile Randagie continuarono le loro attività, questa volta cercando di salvare fascisti e nazisti dalle uccisioni sommarie ad opera dei Partigiani in cerca di vendetta, fermamente convinti che nessun uomo abbia il diritto di uccidere nessun altro, anche fosse il peggior criminale.

Nel 1946, dopo anni di estenuante resistenza, rinacque l’ASCI, ora conosciuto come AGESCI (Associazione Guide E Scout Cattolici Italiani) a cui fu consegnata, in una commovente cerimonia, la Fiamma custodita fino a quel momento. Era la fine di una grande battaglia e l’inizio di tante nuove avventure.

[…]

Ricordo ogni dettaglio del giorno in cui ho recitato la mia promessa dieci anni fa.

Ricordo che tremavo perché avevo paura di non ricordare le parole del testo. La mia uniforme era decisamente grande per la mia statura e i miei scarponi ancora nuovi di zecca. Ricordo che c’era un sole leggero, di quelli che ti scaldano prima il cuore e poi la pelle. Ricordo l’odore di margherite e un costante cinguettio in sottofondo. Ero troppo piccola per capire che quel giorno avrebbe cambiato per sempre la mia vita.

Lo scautismo mi ha cresciuta. Presa a calci, a volte, scaraventata contro un muro. Mi ha chiesto tanto ma mi ha dato in cambio il doppio. Mi ha messa alla prova come il più severo dei docenti ma mi ha ripagata insegnandomi dei valori che mi accompagneranno per sempre. Mi ha permesso di conoscere ogni lato di me, di scoprirlo, toccarlo, migliorarlo. Lo scautismo mi ha insegnato a “sporcarmi le mani in questo mondo” e a “guardare il futuro con il coraggio nel cuore”, ad essere onesta e leale, a dare senza contare, a fare del bene. Lo scautismo mi ha resa la persona che sono oggi e, ogni giorno, mi ricorda di “vivere con il cuore di un Lupetto, i sogni di un Esploratore e la coscienza di un Rover.”

Lo scorso 5 Ottobre 2018 Andrea Barbareschi, l’ultima Aquila Randagia in vita, è morto a 96 anni. Un prete ribelle per amore, un profeta della libertà. È scomparsa una generazione di eroi le cui parole e gesta non smetteranno mai di guidarmi giorno per giorno. Con questa inestimabile eredità sulle spalle, è nostro compito adesso perseguire quegli ideali di amore, libertà, disobbedienza, coraggio, servizio, fratellanza.

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Elena Montanaro

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